Capitolo a sé merita il decreto Adempimenti, D.Lgs. 1/2024 art. 10: qui non contano i termini del contribuente, ma i tempi dell’Agenzia. Ad agosto, e pure a dicembre, l’ufficio sospende l’invio di esiti dei controlli, tassazione separata e lettere di compliance fino al 31.08.2026; si tratta però di una sospensione distinta, con base normativa diversa, da quella del termine di pagamento che invece corre fino al 4.09.2026 ai sensi del D.L. 193/2016. Sulle cartelle, Agenzia delle Entrate-Riscossione ha annunciato lo stop alle nuove notifiche per tutto agosto con comunicato del 6.07.2026, ma è una scelta operativa, non un obbligo di legge. Le rate già in corso, comprese quelle della rottamazione-quinquies, restano dovute: la prima o unica rata scade il 31.07.2026 ai sensi della L. 199/2025, prima ancora che la finestra feriale si apra. Nessuna proroga estiva, e chi salta 2 rate consecutive decade dal beneficio. Sul processo torna la sospensione feriale classica: dal 1.08.2026 al 31.08.2026 si fermano i termini processuali ex art. 1 L. 742/1969, anche davanti alle Corti di giustizia tributaria, per ricorsi, appelli, ricorsi in Cassazione, deposito di documenti e memorie. Un’insidia esiste: per i termini calcolati a ritroso rispetto all’udienza, la sospensione può anticipare la scadenza invece di allungarla. Quest’anno si muove anche l’Inps, con il messaggio 15.07.2026, n. 2371: dal 27.07.2026 al 31.08.2026 stop a note di rettifica, verifiche D.P.A. ex art. 1, c. 1175 L. 296/2006 e diffide di adempimento; dal 1.08.2026 si fermano anche verbali ispettivi e avvisi di addebito ex art. 30 D.L. 78/2010, salvo i crediti prossimi alla prescrizione. Nei giorni che precedono lo stop, però, l’Agenzia delle Entrate sta accelerando le notifiche su entrambi i fronti: controlli formali sul modello Redditi 2024, liquidazioni su redditi a tassazione separata, avvisi di accertamento sui redditi 2021 e i primi inviti all’adempimento spontaneo si sovrappongono, mettendo sotto pressione contribuenti e commercialisti. Ed è così che ogni anno, a ridosso delle ferie, si ripropone lo stesso equivoco. Si parla di “Fisco in vacanza” come se per un mese intero non arrivasse più nulla, e invece le cose stanno diversamente. Il risultato, puntualmente, è un luglio carico di comunicazioni e di accertamenti. A questo punto, però, una domanda va posta con franchezza. Il comportamento dell’amministrazione finanziaria, che negli ultimi giorni utili prima dello stop di agosto puntualmente comprime e accelera gli invii ha il sapore di un’elusione sostanziale della tregua che i commercialisti hanno chiesto e ottenuto. Non si viene meno alla lettera dell’art. 10 del Decreto Adempimenti, ma se ne svuota lo spirito: il mese di agosto resta libero sulla carta, mentre il carico di lavoro viene semplicemente spostato a valle, concentrandosi proprio nelle settimane in cui gli studi devono già gestire la chiusura della stagione dichiarativa.