Inquadramento del regime fiscale della vendita diretta a domicilio

L’“incaricato alla vendita diretta a domicilio” è colui che con alternativa modalità diretta e indiretta promuove le vendite presso privati consumatori per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio. Una visione a sistema richiede necessariamente che la definizione della “vendita diretta a domicilio” venga raccordata alla definizione del soggetto preposto a tale vendita, ossia “all’incaricato alla vendita diretta a domicilio”. Solo la corretta analisi dell’intersezione dell’oggetto e del soggetto riesce a rivelare l’autentico intento del legislatore, per cui mandando a congiunzione l’oggetto e il soggetto ne deriva che lo speciale regime fiscale dell’art. 25-bis D.P.R. 600/1973 si rende applicabile “alle vendite dirette a domicilio da parte degli incaricati che si possono avvalere di modalità dirette o indirette a loro scelta per la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio”. Tale sintesi a sistema del riportato corredo normativo è nella condizione di prestare piena osservanza al novero dei tratti peculiari della vendita diretta a domicilio senza incorrere nell’errore di incentrare in modo miope tali requisiti sul solo art. 1 L. 173/2005, disperdendo in tal modo gli ausili esegetici provenienti dagli altri articoli.

CPB e circolare n. 8/E/2026

La circolare dell’Agenzia delle Entrate 6.10.2026, n. 8/E, pubblicata a ridosso del termine del 2.11.2026 per l’adesione al concordato preventivo biennale 2026-2027, ha già ricevuto ampio commento sui profili del rinnovo e della nuova disciplina della decadenza, con la possibilità, introdotta dall’art. 19, c. 3-bis D.Lgs. 13/2024, di regolarizzare errori od omissioni tramite dichiarazione integrativa e ravvedimento operoso. Meno valorizzati, ma non meno rilevanti per la convenienza dell’istituto, sono 3 ulteriori profili su cui la circolare offre indicazioni puntuali.

Il primo riguarda il regime opzionale di imposta sostitutiva sul maggior reddito concordato, disciplinato dall’art. 20-bis D.Lgs. 13/2024: i contribuenti possono assoggettare a imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, addizionali comprese, la parte di reddito d’impresa o di lavoro autonomo derivante dall’adesione che eccede il reddito effettivo del periodo precedente, rettificato secondo gli artt. 15 e 16 del medesimo decreto al netto di plusvalenze, minusvalenze, sopravvenienze e perdite su crediti. L’aliquota è graduata in base al punteggio ISA conseguito nel periodo precedente a quelli di concordato: 10% con punteggio pari o superiore a 8, 12% tra 6 e 8, 15% sotto 6; sulla quota di eccedenza che supera 85.000 euro si applicano invece le aliquote ordinarie piene, il 43% per i soggetti Irpef e il 24% per i soggetti Ires. Il versamento segue le regole del saldo delle imposte sui redditi, con possibilità di differimento di 30 giorni maggiorando l’importo dello 0,40%.

Iva al 4% per l’abbattimento delle barriere architettoniche

Il trattamento Iva è uno degli aspetti rilevanti nella pianificazione dei lavori pubblici di un ente locale. Per investimenti che, in netta prevalenza, sono estranei all’esercizio di un’attività commerciale, cosicché è preclusa la detrazione dell’imposta, la fruibilità o meno di un’aliquota agevolata, in luogo del 22%, significa risparmio di spesa, quindi maggiore disponibilità di risorseha fatto eccezione la portata di un’altra importante agevolazione, quella contenuta nel n. 41-ter, Tab. A, parte II, che concede l’Iva ultraridotta del 4% per la realizzazione delle opere direttamente finalizzate al superamento o all’eliminazione delle barriere architettoniche.

Prima e determinante peculiarità di questa agevolazione consiste nella limitazione alle prestazioni di servizi, non anche alla mera cessione di beni, diversamente dall’Iva 10% contemplata per le opere di urbanizzazione e gli interventi di recupero (cfr. nn. 127-sexies/terdecies). Ne consegue che l’aggiudicatario è “appaltatore”, cioè deve realizzare opere nel loro insieme atte all’abbattimento delle barriere architettoniche, non mero “fornitore” di beni.

Da notare che la “cessione con posa” non costituisce, secondo costanti indirizzi giurisprudenziali e di prassi, prestazione di servizi ma cessione di beni. L’esempio è offerto dalla Corte di Giustizia 29.03.2007, causa C-111/05, la quale evidenzia la necessità di verificare se i servizi resi dal fornitore si limitino alla semplice posa in opera del bene, senza che lo stesso subisca alcuna alterazione, ovvero, se siano diretti a modificare la natura del bene e/o ad adattarlo alle esigenze specifiche del cliente. Soltanto in questo secondo caso, si tratta di servizio e non cessione. L’Agenzia delle Entrate ha enunciato recentemente quanto stabilito dal giudice comunitario, negando l’applicazione del citato n. 41-ter per il fatto che, nel caso trattato, “l’incidenza del corrispettivo della posa in opera si aggira in media intorno al 26% del corrispettivo totale, mentre la parte prevalente del corrispettivo è rappresentata dal valore degli infissi”.

Registro allo 0,5% nell’aumento di capitale con compensazione

Con l’ordinanza 7.09.2026, n. 25106, la Cassazione ha analizzato la tassazione, ai fini dell’imposta di registro, della delibera con cui l’assemblea straordinaria di una società per azioni, a fronte di perdite per oltre 4,7 milioni di euro, azzera il capitale sociale di 3 milioni e lo ricostituisce contestualmente allo stesso importo delle perdite, mediante compensazione di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati dai soci verso la società. Nel caso specifico il notaio rogante aveva autoliquidato l’imposta fissa di 200 euro (ex art. 4, lett. a), n. 5) della Tariffa, parte I, allegata al D.P.R. 131/1986, che tassa in misura fissa gli aumenti di capitale in denaro. Viceversa, l’Agenzia delle Entrate aveva riliquidato l’imposta proporzionale nella misura dello 0,50% (ex art. 6 della stessa Tariffa) valorizzando la compensazione enunciata nell’atto. I giudici di merito, in entrambi i gradi, avevano dato ragione al contribuente, ritenendo le compensazioni “chiaramente ed indissolubilmente funzionali” alla sottoscrizione dell’aumento e prive di autonomia rispetto a un vero finanziamento soci, mancando termine di restituzione e interessi.

Panoramica dei bonus edilizi 2027

Verso un ulteriore ridimensionamento delle detrazioni: 36% per l’abitazione principale e 30% per gli altri immobili. Centrale la data del pagamento entro il 31.12.2026.

Il 2027 si presenta come un anno di ulteriore riduzione delle principali agevolazioni fiscali riconosciute per gli interventi edilizi. Salvo modifiche che potrebbero essere introdotte dal legislatore con i prossimi provvedimenti di finanza pubblica, il quadro già delineato dalla normativa prevede, infatti, un ridimensionamento delle aliquote rispetto a quelle applicabili nel 2026. Per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, di riqualificazione energetica e per il sismabonus, la disciplina attualmente vigente distingue tra immobili adibiti ad abitazione principale e altre unità immobiliari. Nel 2026 la detrazione è riconosciuta nella misura del 50% per le spese sostenute dai titolari del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento quando gli interventi riguardano l’abitazione principale. Per gli altri immobili l’aliquota ordinaria è invece pari al 36%.

Dal 2027 il beneficio sarà meno favorevole. La detrazione per interventi sull’abitazione principale scenderà dal 50% al 36%, per gli immobili diversi dall’abitazione principale dal 36% al 30%. Il limite massimo di spesa resta nel 2026 e nel 2027 pari a 96.000 euro per unità immobiliare. La riduzione interessa anche gli interventi di efficientamento energetico: per il triennio 2025-2027 è previsto un sistema di aliquote differenziate e nel 2027, anche per questa tipologia di interventi, il riferimento sarà quindi al 36% per l’abitazione principale e al 30% negli altri casi.

Cosa fare con il registratore telematico durante le ferie

Con l’approssimarsi delle ferie estive, molti esercenti si pongono una domanda pratica: durante il periodo di chiusura dell’attività è necessario effettuare qualche adempimento sul registratore telematico, oppure è sufficiente riaccenderlo alla riapertura? Il dubbio aumenta confrontando superficialmente le diverse indicazioni fornite dalla stessa Agenzia delle Entrate, che solo all’apparenza sono contrastanti. La pagina istituzionale dedicata ai termini e alle modalità di trasmissione dei corrispettivi giornalieri afferma chiaramente che in relazione ai periodi di chiusura dell’esercizio commerciale, l’esercente non deve effettuare alcuna operazione sul registratore telematico.

Alla prima trasmissione dei corrispettivi della giornata di riapertura, sarà lo stesso dispositivo a comunicare automaticamente le giornate di chiusura. A sua volta, la guida: “Memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi” della collana tematica “L’Agenzia Informa” aggiornata a marzo 2025 afferma che, qualora l’interruzione dell’attività superi i 12 giorni, oppure sia impossibile determinarne preventivamente la durata di inattività, è necessario informare l’Agenzia delle Entrate impostando il registratore telematico nello stato “Fuori servizio”, utilizzando il codice evento 608 (magazzino/periodo di inattività). In tal caso il registratore tornerà automaticamente “In servizio” alla prima trasmissione utile. La terminologia utilizzata è significativa e non casuale: l’Agenzia parla di una possibilità e non di un obbligo; quindi, le 2 informative alla lettura attenta sono perfettamente allineate.

Sospensione feriale fiscale 2026: cosa slitta ad agosto e cosa resta

Agosto rallenta tutto e per una volta anche il Fisco si adegua. Ma rallentare non vuol dire spegnersi. La sospensione feriale fiscale 2026 non cancella le scadenze, le sposta soltanto. E lo fa a macchia di leopardo.

Partiamo dai versamenti. Gli F24 in scadenza tra il 1.08.2026 e il 20.08.2026 possono essere pagati entro il 20, senza maggiorazioni. Lo prevede l’art. 37, c. 11-bis, del D.L. 223/2006, norma ormai storica ma sempre viva, valida anche per le rate ex art. 20, c. 4, del D.Lgs. 241/1997. Chi ha un F24 al 16.08.2026 guadagna 4 giorni: pochi, ma comodi con lo studio chiuso.

Diverso il binario delle richieste documentali. Il termine per trasmettere documenti all’Agenzia delle Entrate resta congelato dal 1.08.2026 al 4.09.2026, per effetto del 2° periodo dello stesso c. 11-bis, rafforzato dall’art. 7-quater, c. 16 D.L. 193/2016. Restano fuori le richieste avanzate durante accessi, ispezioni e verifiche, e quelle sui rimborsi Iva: lì il Fisco lavora comunque.

Sugli avvisi bonari la faccenda si fa delicata, perché in ballo c’è lo sconto sulle sanzioni. La sospensione fino al 4.09.2026 all’art. 7-quater c. 17 copre l’unica soluzione e la prima rata; le successive scadono secondo il piano originario. Per le comunicazioni elaborate dal 1.01.2025 il termine ordinario, esteso dal correttivo del D.Lgs. 1/2024, è di 60 giorni, che salgono a 90 quando l’esito arriva all’intermediario in via telematica.

Deducibilità premi assicurativi relativi al Tfm dell’amministratore

La sentenza della C.G.T. di secondo grado della Lombardia n. 765/2026 si è pronunciata, fra l’altro, sul tema della presunta sopravvenienza attiva derivante dall’omessa tassazione della polizza collettiva vita/integrativa stipulata nel 2009 a copertura del trattamento di fine mandato. In particolare, la deducibilità era stata disconosciuta sostenendo che la società avrebbe commesso un errore contabile, non avendo iscritto nell’attivo patrimoniale il credito verso la compagnia assicurativa correlato ai premi versati, con conseguente sopravvenuta insussistenza di spese, perdite o oneri dedotti in precedenti esercizi (art. 88 del Tuir) delle somme versate dal 2009. I giudici di prime cure avevano condiviso tale impostazione, richiamando la giurisprudenza della Cassazione sulla sopravvenuta insussistenza di passività.

La Corte di secondo grado, invece, non aderisce a tale ricostruzione e richiama l’orientamento della Suprema Corte (ord., Sez. V, n. 3300/2025 e precedenti ivi citati), secondo cui:

– il Tfm degli amministratori non è assimilabile al Tfr dei dipendenti e non si applica l’art. 2120 c.c.;

– le quote di Tfm sono deducibili per competenza ex artt. 17, c. 1, lett. c) e 105 del Tuir, purché il trattamento risulti da atto scritto con data certa anteriore all’inizio del rapporto e ne siano determinati i criteri e l’ammontare;

– in difetto di tali presupposti opera il principio di cassa ex art. 95, c. 5 del Tuir (deducibilità nel periodo di effettiva corresponsione).

Rimborsi spese amministratori: regole fiscali, limiti e tracciabilità

I rimborsi spese agli amministratori rappresentano una delle aree in cui il corretto inquadramento fiscale richiede particolare attenzione, perché il trattamento tributario dipende sia dalla qualificazione del reddito sia dalla tipologia di spesa sostenuta.

In primo luogo, occorre stabilire la natura fiscale del compenso percepito dall’amministratore. La regola generale prevede che i compensi costituiscano reddito assimilato al lavoro dipendente ai sensi dell’art. 50 e ss. del Tuir. L’eccezione riguarda gli amministratori che svolgono l’incarico nell’ambito della propria attività professionale abituale: in tal caso il compenso rientra nel reddito di lavoro autonomo ex art. 53 del Tuir.

Questa distinzione incide direttamente sul trattamento dei rimborsi. Gli amministratori inquadrati come parasubordinati applicano l’art. 51, c. 5 del Tuir, che prevede la non imponibilità dei rimborsi documentati per trasferte fuori Comune e la deducibilità per la società entro i limiti dell’art. 95, c. 3 del Tuir. Gli amministratori professionisti, invece, applicano le regole dei professionisti.

La norma distingue inoltre le spese sostenute all’interno del Comune, che concorrono ordinariamente al reddito dell’amministratore (inclusi i rimborsi chilometrici), dalle spese sostenute fuori Comune, che possono beneficiare del regime agevolato. Restano sempre imponibili i costi relativi al tragitto casa lavoro, mentre sono esclusi dalla tassazione i titoli di viaggio documentati relativi a mezzi pubblici di linea.

Per le trasferte fuori Comune, il sistema dell’art. 51, c. 5, consente rimborsi forfettari, analitici o misti. Nel caso dei rimborsi analitici, i costi che non costituiscono reddito per l’amministratore non seguono il principio di cassa e sono deducibili per la società secondo il principio di competenza.

Ristoranti, documento commerciale sintetico e fattura rigorosa

: quanto deve essere dettagliata la descrizione riportata nei documenti commerciali del ristorante? La risposta, almeno sul piano fiscale, è meno rigida di quanto spesso si pensi. Il ristoratore non è tenuto a riportare ogni portata con il nome esatto presente nel menù. Non serve, quindi, indicare “spaghetti alle vongole”, “filetto al pepe verde” o “tiramisù della casa”. Può bastare una descrizione più essenziale, purché idonea a identificare il servizio reso. È qui che si gioca la differenza, sottile ma importante, tra sintesi e genericità.

La somministrazione di alimenti e bevande rientra tra le attività di commercio al minuto e assimilate. Il riferimento è l’art. 22 D.P.R. 633/1972, secondo cui la fattura non è obbligatoria, salvo richiesta del cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione. Questo non significa che l’operazione resti priva di certificazione fiscale. Il ristorante deve memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente i corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate. A valle di questa procedura viene rilasciato il documento commerciale, salvo il caso in cui sia emessa fattura ordinaria o semplificata. Il D.M. 7.12.2016 stabilisce gli elementi minimi del documento commerciale: data e ora di emissione, numero progressivo, dati dell’emittente, partita Iva, ubicazione dell’esercizio, ammontare pagato e, soprattutto, descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi. È proprio questa formula ad aver creato, nella prassi, qualche dubbio operativo. Un ristorante con menù variabile, piatti del giorno e degustazioni può davvero codificare tutto in modo analitico? In teoria sì. Nella pratica, sarebbe un aggravio poco coerente con i tempi del servizio.