Cassazione: requisiti per la deducibilità sponsorizzazioni sportive

La Cassazione torna sul nodo della deducibilità delle sponsorizzazioni sportive e detta, con l’ordinanza n. 8650/2026, una griglia di 4 requisiti cumulativi che l’impresa erogante deve rispettare per beneficiare del trattamento fiscale agevolato. Il principio di fondo, già consolidato in precedenti pronunce, è che i corrispettivi erogati, in denaro o in natura, a un ente sportivo dilettantistico si qualificano come spese pubblicitarie e risultano integralmente deducibili nell’esercizio di competenza sino alla soglia annua di 200.000 euro. Un’impostazione che, tuttavia, non opera in modo automatico: la Suprema Corte chiede riscontri concreti.

La controversia esaminata nasce da un avviso di accertamento relativo al periodo d’imposta 2012, emesso dalla Direzione provinciale di Avellino nei confronti di una società operante nel settore edile. L’Ufficio contestava maggiori Ires e Iva, oltre sanzioni, per una pretesa superiore ai 20.000 euro, ritenendo non provata la natura pubblicitaria delle somme corrisposte a una compagine dilettantistica. La Corte di giustizia tributaria di primo grado aveva dato torto al Fisco; in secondo grado il verdetto si capovolgeva, sul presupposto che mancasse la dimostrazione di un’effettiva attività promozionale riconducibile all’anno di imputazione.

Sul piano sistematico, la pronuncia ricostruisce con nitidezza la distinzione fra le 2 categorie di spesa:

– le spese di pubblicità, per l’art. 108, c. 2, del Tuir, perseguono una finalità commerciale diretta e sono deducibili per intero nell’esercizio in cui vengono sostenute, con Iva detraibile senza particolari vincoli;

– le spese di rappresentanza, al contrario, mirano ad accrescere il prestigio dell’impresa senza una controprestazione specifica; la loro deducibilità è soggetta ai parametri di inerenza e congruità fissati dal D.M. 19.11.2008, con plafond percentuali ancorati ai ricavi della gestione caratteristica.

Bonus mobili 2026

l bonus mobili, o detto anche bonus arredo, introdotto con l’art. 16 D.L. 63/2013, è stato prorogato con la legge di Bilancio 2026 (art. 1, c. 22 L. 199/2025) per le spese sostenute anche nel 2026.

Per il 2026, come per il 2025, spetta nella misura massima di spese pari a 5.000 euro; pertanto, la detrazione massima fruibile sarà di 2.500 euro (il 50% di 5.000), da ripartire in 10 quote annuali pari a 250 euro l’una.

Per fruire del bonus mobili 2026 è necessario:

– avere iniziato ad eseguire un intervento di recupero edilizio a partire dallo scorso 1.01.2025;

– aver sostenuto le spese per l’intervento edilizio (anche solo una parte delle spese – circ. n. 19/E/2020 – e non necessariamente le spese per l’intervento edilizio devono essere più alte di quelle per l’acquisto dell’arredo);

– aver sostenuto la spesa per arredo soltanto dopo l’inizio dei lavori edilizi.

Se nel 2025 per ipotesi si è già fruito di 1.000 euro per acquistare mobili per la casa in ristrutturazione (iniziata per esempio il 1.06.2025) quest’anno, 2026, sono ancora disponibili 4.000 per l’acquisto di ulteriori mobili/elettrodomestici per l’arredo della casa in questione.

SRL obbligo di nomina per l’organo di controllo limiti

È un vero check-up della governance, necessario per verificare la sussistenza dell’obbligo di nominare l’organo di controllo o il revisore legale ai sensi dell’art. 2477 c.c. Una valutazione superficiale espone la società a interventi del Tribunale e gli amministratori a responsabilità significative.

L’obbligo scatta quando, per 2 esercizi consecutivi, la società supera almeno 1 dei 3 limiti previsti dalla norma:

– attivo patrimoniale superiore a 4 milioni di euro;

– ricavi delle vendite e prestazioni superiori a 4 milioni di euro;

– numero medio dei dipendenti pari o superiore a 20 unità.

Al contrario, l’obbligo cessa se, per 2 esercizi consecutivi, nessuno dei parametri viene superato. La logica della “finestra biennale” è evitare che oscillazioni occasionali costringano le imprese a dotarsi di assetti di controllo non proporzionati.

Il parametro più complesso è quello occupazionale. La prassi ministeriale e gli orientamenti del Cndcec confermano che non rileva la fotografia al 31.12, ma la media annua calcolata in ULA. I lavoratori full-time valgono un’unità; i part-time si computano in proporzione alle ore contrattuali rispetto al Ccnl applicato. Vanno inclusi i lavoratori stagionali (pro quota) e i somministrati stabilmente impiegati presso l’utilizzatore. Sono invece esclusi tirocinanti, co.co.co. e apprendisti, salvo discipline settoriali diverse. Un errore nel calcolo può portare a conclusioni fuorvianti, con omissioni o nomine non necessarie.