La catalogazione fiscale della spesa di ospitalità nel caso all’evento con esposizione dei prodotti commercializzati dall’impresa siano invitati a partecipare clienti e categorie terze di soggetti, quali fornitori, giornalisti, fotografi, dipendenti e amministratori, richiede un’indagine parcellizzata a seconda della categoria degli invitati. Ai fini dell’esame sull’effettiva portata del rappresentato distinguo di soggetti, l’esame deve venire ricongiunto al combinato disposto normativo di cui all’art. 1, cc. 1 e 5 D.M. 19.11.2008. Si riportano i dati normativi di riferimento:
– comma 1) “Agli effetti dell’applicazione dell’art. 108, c. 2, secondo periodo del Tuir, si considerano inerenti, sempreché effettivamente sostenute e documentate, le erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni e il cui sostenimento risponda a criteri di ragionevolezza in funzione dell’obiettivo di generare, anche potenzialmente, benefici economici per l’impresa ovvero sia coerente con pratiche commerciali di settore…”;
– comma 5) “Non costituiscono spese di rappresentanza e non sono, pertanto, soggette ai limiti previsti dal presente decreto, le spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute per ospitare clienti, anche potenziali, in occasione di mostre, fiere, esposizioni ed eventi simili in cui sono esposti i beni e i servizi prodotti dall’impresa”.
Appare evidente il rapporto di preclusione definitoria alla stregua di spese di rappresentanza che il c. 5 instaura, con superiore rango normativo gerarchico, rispetto al principio generale del c. 1 nel caso i partecipanti all’evento siano i clienti.