Dal 1° al 31 agosto 2025, l’AE sospende l’invio di avvisi bonari, lettere di compliance e comunicazioni di esito dei controlli, come previsto dal D.çgs 1/2024. Migliora la gestione rispetto al 2024, quando molti atti erano stati anticipati a giugno e luglio. Le richieste ex art. 36-ter recapitate a fine giugno/luglio saranno accettate anche se risposte oltre 30 giorni. La sospensione non si applica in casi urgenti (es. rischio riscossione o fallimenti). Bloccati anche i termini di pagamento e invio documenti dal 1° agosto al 4 settembre, secondo quanto previsto dal Dl 193/2016 e dal Dl 223/2006, con eccezioni per accessi, ispezioni e rimborsi IVA.
Archivi autore: Giuseppe
Ravvedimento speciale bis: torna la sanatoria per il CPB 2025-2026
L’iter parlamentare del D.L. 84/2025 ha portato all’approvazione di un emendamento che riporta in vita la possibilità di sanare le posizioni fiscali attraverso il ravvedimento speciale bis.
Si tratta, nella sostanza, di una riedizione dell’istituto già sperimentato con l’art. 2-quater D.L. 113/2024, ma con alcune modifiche che meritano attenzione. La misura si rivolge ai contribuenti che applicano gli indici sintetici di affidabilità per le annualità dal 2019 al 2023 e che, contestualmente, decidono di aderire al concordato preventivo biennale per il periodo 2025-2026. Resta ferma la scadenza del 30.09.2025 per l’adesione al CPB.
I presupposti soggettivi rimangono rigidi. Occorre che il contribuente abbia applicato gli ISA per i periodi interessati dalla sanatoria, che aderisca al concordato preventivo biennale nei termini previsti e che non ricorra in cause di esclusione dall’applicazione degli indici per le annualità da sanare. Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare rileva il periodo in corso al 31.12 di ciascun anno di riferimento.
Il cuore dell’istituto resta il calcolo dell’imposta sostitutiva, parametrato sui voti ISA conseguiti. La base imponibile si determina incrementando il reddito d’impresa o di lavoro autonomo già dichiarato mediante coefficienti variabili: 5% per voto 10, fino al 50% per voti inferiori a 3. Per l’Irap si applica un’aliquota sostitutiva fissa del 3,9%, indipendentemente dal voto conseguito. Diverso il discorso per le imposte sui redditi riferite alle annualità 2019, 2022 e 2023: qui l’aliquota varia dal 10% (voti pari o superiori a 8) al 15% (affidabilità inferiore a 6), passando per il 12% per voti compresi tra 6 e 8. Viene prevista inoltre la riduzione del 30% dell’imposta sostitutiva per i periodi 2020 e 2021.
Detrazioni per Ecobonus e Bonus ristrutturazioni
A partire dalle spese sostenute nel 2025, le aliquote delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica (Ecobonus), recupero del patrimonio edilizio e Sismabonus subiscono una riduzione rispetto agli anni precedenti.
In particolare:
1) Ecobonus:
- 36% per le spese 2025;
- 30% per le spese 2026-2027;
- 50% (2025) e 36% (2026-2027) per interventi su abitazione principale da parte di proprietari o titolari di diritti reali.
2) Bonus ristrutturazioni (art. 16 TUIR):
- 36% (2025);
- 30% (2026-2027);
- 50% (2025) e 36% (2026-2027) per l’abitazione principale. Il limite massimo di spesa resta di 96.000 euro per unità immobiliare.
3) Sismabonus:
- 36% (2025);
- 30% (2026-2027);
- 50% (2025) e 36% (2026-2027) se l’intervento riguarda l’abitazione principale.
Per tutti gli interventi in corso (avviati entro il 31 dicembre 2024), la detrazione già fruita continuerà a essere valida, ma le nuove spese dovranno adeguarsi ai nuovi limiti e alle nuove aliquote.
2.000 euro di franchigia per le plusvalenze 2023 da criptovalute
Per il calcolo della base imponibile delle plusvalenze da criptovalute realizzate nell’anno di imposta 2023, è riconosciuta una franchigia di 2.000 euro. Se il contribuente non ha potuto tener conto di tale franchigia potrà richiedere il rimborso della maggior imposta sostitutiva versata.
Le modalità di tassazione dei proventi conseguiti dalla compravendita di cripto-attività sono definite dall’art. 1, cc. da 126 a 139 L. 197/2022, che sono state trasfuse nell’ambito degli artt. 67 e 68 D.P.R. 22.12.1986, n. 917. Puntuali indicazioni in merito a tale disciplina sono fornite dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 27.10.2023 n. 30/E e, da ultimo, con la risposta all’interpello del 19.05.2025, n. 135, cui si rinvia per gli opportuni approfondimenti.
In particolare, a norma dell’art. 67, c. 1, lett. c-sexies del Tuir, si assumono quali redditi diversi “… se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente … le plusvalenze e gli altri proventi realizzati mediante rimborso o cessione a titolo oneroso, permuta o detenzione di cripto-attività, comunque denominate …”.
Le plusvalenze sono costituite, ex art. 68, c. 1, lett. 9-bis, del Tuir dalla differenza dalla differenza tra il corrispettivo percepito ovvero il valore normale delle cripto-attività permutate il valore di acquisto, documentato adeguatamente dal contribuente, la cui determinazione va operata utilizzando il costo medio ponderato per ogni categoria omogenea di asset con la stessa denominazione. La tassazione è prevista con la stessa aliquota applicabile alle attività finanziarie pari al 26%, a titolo di imposta sostitutiva
Entro il 30.06 la fruizione delle ferie non godute
Con l’approssimarsi del 30.06.2025, lavoratori e datori di lavoro devono prestare particolare attenzione alla gestione delle ferie maturate. La normativa vigente stabilisce infatti che i giorni di ferie devono essere fruiti entro 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione. Ciò significa che entro la fine del mese corrente i lavoratori dovranno fruire delle ferie maturate nel corso del 2023 e rimaste fino a oggi inutilizzate. Le ferie trovano fondamento nell’art. 36 Cost. che configura tale diritto come irrinunciabile e finalizzato a garantire il necessario ristoro psico-fisico del lavoratore.
Sul piano civilistico, l’art. 2109 c.c. disciplina le modalità di esercizio del diritto, stabilendo che il periodo di godimento deve essere possibilmente continuativo e il momento di fruizione viene determinato dal datore di lavoro bilanciando le esigenze dell’impresa con gli interessi del dipendente. La disciplina specifica è contenuta nell’art. 10 D.Lgs. 66/2003, che ha recepito le direttive europee 93/104/CE e 2000/34/CE sull’organizzazione dell’orario di lavoro.
Tale norma garantisce a tutti i lavoratori un periodo minimo di 4 settimane di ferie annuali retribuite, da utilizzarsi secondo una ripartizione temporale precisa: 2 settimane devono essere godute necessariamente durante l’anno di maturazione, mentre le restanti 2 settimane possono essere fruite anche in modo frazionato, purché entro i 18 mesi successivi al termine dell’anno in cui sono maturate. Questa disposizione comporta che i datori di lavoro debbano verificare, entro il 30.06 di ogni anno, il corretto smaltimento del monte ferie accumulato.
Autorizzazioni a eseguire accessi, ispezioni e verifiche
Le autorizzazioni ad accedere presso i locali del contribuente devono rispettare le norme giuridiche pertinenti, ossia principi e regole. Le autorizzazioni ad accedere in locali adibiti ad abitazione sono rafforzate per via della riserva giurisdizionale.
I poteri istruttori del Fisco si estrinsecano in inviti a comparire, richieste di documentazione, invio di questionari, richiesta di dati e notizie, nonché indagini esterne ossia in loco presso la sede del contribuente. Le indagini tributarie esterne si concretizzano in accessi, ricerche, ispezioni e verifiche presso il domicilio del contribuente sia esso persona fisica oppure giuridica. Le indagini esterne rappresentano una delle massime espressioni di autoritarietà ed imperatività dello Stato. Nelle indagini tributarie esterne l’Amministrazione Finanziaria va a comprimere i diritti soggettivi dei contribuenti. I predetti diritti sono di rango costituzionale sebbene la stessa carta costituzionale preveda delle eccezioni per specifici motivi.
L’analisi delle autorizzazioni ad eseguire accessi, ricerche, ispezioni e verifiche deve partire dalle norme dell’ordinamento. In apicibus, le regole non possono essere lette in modo avulso dai principi costituzionali nonché del diritto sovranazionale. Una lettura delle regole scollegato dai principi ut supra sarebbe in re ipsa fallace. Le autorizzazioni ad accedere nei locali adibiti ad attività commerciale, industriale, agricola, artistica e professionale sono collocate nell’art. 52 D.P.R. 633/1972 a cui rinvia l’art. 33 D.P.R. 600/1973. Per quanto compete all’Agenzia delle Entrate, le autorizzazioni ad accedere nei locali del contribuente adibiti esclusivamente ad attività economica devono essere autorizzate dall’organo gerarchicamente sovraordinato. Le garanzie previste dal legislatore dovrebbero garantire l’imparzialità delle scelte dell’Amministrazione Finanziaria, il buon andamento, la trasparenza, il rispetto del principio di legalità e fornire evidenza al contribuente che il modus operandi dell’Amministrazione Finanziaria sia secundum legem.
Detrazioni Irpef sugli affitti: vantaggi e requisiti per il 730/2025
Le detrazioni fiscali per gli affitti supportano inquilini, lavoratori trasferiti, giovani e studenti fuori sede a recuperare parte del canone corrisposto. L’importo varia in base al reddito e al tipo di contratto. Non sono, inoltre, cumulabili con il contributo fondo affitti.
I soggetti che vivono in una casa in affitto possono usufruire di alcune importanti detrazioni Irpef nel 730/2025 sui canoni di locazioni corrisposti. I benefici si rivolgono principalmente a chi vive in affitto nella propria abitazione principale, indipendentemente dal tipo di contratto (libero o concordato). Tali agevolazioni sono pensate anche per i lavoratori dipendenti che si trasferiscono per esigenze professionali, per i giovani tra i 20 e i 31 anni e per gli studenti fuori sede. Va evidenziato che, tali detrazioni non determinano alcuna riduzione del canone di affitto da corrispondere al locatore, ma attraverso tali strumenti l’inquilino può recuperarne una parte. Affitti su abitazione principale in caso di contratto a canone libero – La normativa fiscale prevede una detrazione per chi ha un contratto di locazione a canone libero, stipulato o rinnovato secondo la L. 431/1998.
L’agevolazione varia in base al reddito complessivo: 300 euro per chi ha un reddito fino a 15.493,71 euro (incluso quello soggetto a cedolare secca); 150 euro per chi ha un reddito tra 15.493,71 euro e i 30.987,41 euro (sempre includendo la cedolare secca). Affitti su abitazione principale in caso di contratto a canone concordato – La normativa fiscale prevede una detrazione per gli inquilini che vivono in un immobile destinato ad abitazione principale e hanno un contratto di locazione a canone concordato, in base alla L. 431/1998. L’importo varia in funzione del reddito complessivo: 495,80 euro per chi ha un reddito fino a 15.493,71 euro (compreso quello soggetto a cedolare secca); 247,90 euro per chi ha un reddito tra 15.493,71 euro e i 30.987,41 euro (sempre includendo la cedolare secca).
Concordato preventivo biennale: impatto sul bilancio 2024
Le imprese interessate al concordato preventivo biennale (CPB), principalmente contribuenti di dimensioni medio-piccole, devono tenere conto di implicazioni specifiche sia nella determinazione dell’onere fiscale sia nella rappresentazione in nota integrativa.
Il meccanismo del CPB si basa sulla determinazione forfettaria e vincolante del reddito imponibile per un biennio, indipendentemente dal risultato contabile dell’esercizio. Questa impostazione genera una naturale disconnessione tra il risultato economico determinato secondo i principi contabili nazionali (civilistico) e l’imponibile fiscale. Questa asimmetria assume una particolare rilevanza in bilancio, in quanto incide su:
– determinazione dell’onere fiscale corrente;
– rappresentazione della fiscalità differita;
– informativa ex art. 2427 c.c. e secondo i criteri del principio contabile OIC 25.
Nel caso in cui il bilancio venga redatto in forma ordinaria, l’OIC 25 (par. 93) impone di presentare una riconciliazione tra l’onere fiscale teorico (applicato al risultato ante imposte) e l’onere fiscale corrente determinato secondo le regole tributarie. Per le imprese che aderiscono al CPB, questa informativa diventa cruciale. Infatti, poiché l’imposta è calcolata su un reddito predefinito e non sul risultato d’esercizio, in questo caso sarà necessario spiegare chiaramente la natura di questa divergenza nella nota integrativa. È opportuno specificare che l’onere fiscale deriva da un’imposizione presuntiva concordata e non dalla base imponibile ordinaria.
Perdite fiscali, vale la norma in vigore quando si compensano
Con l’ordinanza 30.04.2025, n. 10919 la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su una questione cruciale nella gestione delle perdite fiscali pregresse: quale disciplina applicare quando le perdite, formatesi sotto un determinato regime normativo, vengono utilizzate in compensazione in un periodo successivo caratterizzato da regole diverse.
La vicenda nasce dal tentativo di una società di compensare nel 2011 perdite generate nel triennio 2005-2007. Si tratta di un caso emblematico che mette in luce le complessità derivanti dalla stratificazione normativa che ha caratterizzato la materia negli ultimi vent’anni.
L’Amministrazione Finanziaria, sulla base delle indicazioni contenute nella circolare 21.12.2011, n. 53/E, aveva sostenuto l’applicabilità del regime introdotto dal D.L. 98/2011, quello che prevede il limite quantitativo dell’80% del reddito imponibile, mentre il contribuente invocava il più favorevole regime previgente. La materia del riporto delle perdite ha infatti conosciuto una profonda trasformazione con l’intervento del legislatore nel 2011, che ha abrogato il previgente limite temporale quinquennale introducendo però una soglia quantitativa alla compensazione. È interessante notare come, nella prassi operativa, questa modifica abbia creato inizialmente non poche perplessità interpretative, proprio in relazione al trattamento delle perdite pregresse.
Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, emergeva un ulteriore profilo di complessità: le perdite derivavano dall’acquisizione di un ramo d’azienda, circostanza che secondo l’Agenzia delle Entrate escludeva la qualificazione come “perdite da start-up”. Va ricordato che la disciplina del 2005 consentiva il riporto illimitato delle perdite realizzate nei primi 3 esercizi di attività, purché relative a nuova attività produttiva.
Bonus elettrodomestici
Il comma 3-bis, aggiunto dalla Camera, interviene sull’iter di attuazione del cd. bonus elettrodomestici, previsto dalla legge di bilancio 2025, eliminando il riferimento alla nuova classe energetica B come soglia minima di efficienza per l’acquisto (e quindi per l’erogazione del contributo) e rinviando a un decreto interministeriale l’individuazione degli elettrodomestici ad elevata efficienza energetica ai fini del corrispondente smaltimento dell’elettrodomestico sostituito di classe energetica inferiore a quello nuovo. Si prevede inoltre che la gestione dei contributi avverrà tramite la piattaforma informatica gestita da PagoPa, mentre le attività istruttorie, di verifica e controllo, saranno svolte da Invitalia: tali costi gestionali graveranno sui 50 milioni disponibili ai sensi della citata legge di bilancio, entro il limite del 3,8%. Il bonus elettrodomestici, fino a 200 euro, sarà erogato con sconto in fattura, verrà applicato direttamente al momento dell’acquisto e si potrà ottenere per i dispositivi di tutte le classi energetiche, a condizione che siano stati prodotti all’interno dell’UE. L’acquirente potrà giovare dell’agevolazione fiscale nei limiti del 30% del costo di acquisto del bene, per un importo non superiore ai 100 euro per ciascun prodotto. Tale limite viene innalzato a 200 euro se il nucleo familiare del compratore ha un ISEE inferiore ai 25.000 euro